Tagli spietati:i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani.

Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale – e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato.

Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora – troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge.

via Tagli spietati | Italia dall’Estero

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Il processo Mills nella terra dei cachi

La terra dei cachi e le sue istituzioni fondanti,  stamattina hanno ricevuto il solito attestato di stima e fiducia da parte di Silvio  Berlusconi (non mi riesce a chiamarlo Presidente del consiglio, non ne è legittimato, anche se lo votasse tutto il mondo ).

Si trattava del processo Mills, che ovviamente i più non sanno cosa sia (questo è il bello della nostra informazione), cosi approfitterò per dare una spolveratina ai vecchi scheletri di Silvio che in questo momento in Italia gode di una “maggioranza Bulgara” (e volevo anche vedere,…. con tutti i mezzi di comunicazione che possiede!).

La spolveratina allo scheletro: l’informazione italiana dovrebbe fare così, ricordare ogni volta che nomina il processo Mills e gli altri capi d’accusa (spesso per associazione mafiosa), deve spiegare anche di cosa si sta parlando, in modo che ognuno non debba andare su Wikipedia ad informarsi ogni volta.

Mills era un Consulente della fininvest per la finanza estera inglese, è accusato di falsa testimonianza , corruzione in atti giudiziari a favore di Silvio Berlusconi dalla procura di Milano.

Questo processo nasce da una lettera scritta da Mills al suo commercialista dove dichiarava che Berlusconi aveva versato in nero sul suo conto in Svizzera, tramite il suo dirigente Carlo Bernasconi, 600000 USD.

Il versamento era dovuto alle testimonianze reticenti davanti al tribunale di Milano, nel quale, nel processo della corruzione alla Guardia di Finanza e nel processo dei fondi neri di All Iberian, non ha detto tutto quello che sapeva. Dice testualmente Mills al suo commercialista “Ho tenuto fuori Mr B. da un mare di guai”.

Cosi stamattina al “Processo Mills”, erano assenti i legali di Berlusconi e si è ricorsi all’ Avvocato d’ufficio: Chiara Zardi.

Niccolò Ghedini e Piero Longo, gli avvocati “ufficiali” erano impegnati nelle Commissioni parlamentari (Silvio, stranamente, candida tutti quelli che conoscono le sue faccende giudiziarie da Previti a Longo, contentini?).

Ma si ma che li facciamo a fare i processi? In mano a sta gente sono diventati una barzelletta.

Aboliamoli .

Lettera a Beppe Grillo del 09/02/2008:

Lettera a Beppe Grillo del 09/02/2008:

Beppe, lo so che è un po tardi, ma posso suggerirti di candidarti per dare il diritto di libero arbitrio agli italiani, o almeno a noi che non potremmo sopportare altri 5 anni di Casta, senza aver almeno tentato di fare disperatamente qualcosa?

Se non lo vuoi fare in prima persona, almeno dai delle indicazioni palesi ed univoche su chi appoggiare.
Fai tremare il palazzo, fai qualcosa, come quando mi hai fatto vedere Mastella sudato e terrorizzato a Ballarò.
Tra 5 anni potresti non avere questa popolarità, e si sa i movimenti dal basso dopo un po implodono su se stessi, vedi “girotondini”.
Il ferro va battuto caldo, e fottitene della campagna antigrillo che vuole relegarti alla figura di “comico” a tutti i costi, agisci, perchè è questo il momento di farlo (anzi è già un po tardi, dovevi cominciare subito dopo il VDay).
Questo immobilismo rende tutto il movimento “virtuale” e toglie definitivamente speranze a quelli che si sono identificati in te.
Lo devi fare a prescindere dal risultato elettorale, per dare un punto di riferimento al movimento, un libero arbitrio a milioni di Italiani che aspettavano con ansia questa mossa.

felice iovino, organizer del meetup di nola (na)

Dio e Cristo sono altrove. cristo day.

Non è ancora finito il calvario dei cittadini di sinistra, che hanno visto per tutta la legislatura un Mastella, odiato da tutta l’Italia, tranne il suo caro 1% con il quale si “ingroppava” prodi e tutti gli elettori del centrosinistra tutti i santi giorni.
Adesso vuole correre alle elezioni, senza leggi elettorali che darebbero il giusto peso al suo 1% spremuto tra la valle di Ceppaloni e le centinaia di accordi fatti nei luoghi più disparati dell’Italia per alcuni dei quali è statp indagato dalla procura di Catanzaro, con gli scandali che tutti ben conosciamo.
L’Italia nel frattempo è cambiata, si è svegliata, non è contenta, non ama i suoi politici (a ragion veduta), invece questi ultimi non sembrano rendersene conto.
Cuffaro si dice contento perchè è stato condannato solo per “concorso esterno” alla mafia, e che nonostante l’interdizione perpetua ai pubblici uffici resterà li dov’è, a fare il presidente della Regione Sicilia, poichè nessuna legge glielo vieta. Siamo arrivati al “raccapricciante”. Ve la immaginate la faccia di Cuffaro sui Tg Europei e le emozioni che può suscitare un presidente di una regione “in odore di mafia” ai cittadini tedeschi, inglesi e francesi? Immaginate quando lo vedono tutto contento per che è stato condannato “solo per concorso esterno alla mafia” a
5 anni di reclusione e per tale motivo non si dimetterà dai suoi incarichi?
Per non parlare di Napoli dove “il normale ciclo dei rifiuti (:))” accumula oramai per le strade delle vere e proprie Piramidi, nella completa inerzia degli organi competenti. I quali nonostante la scandalosa gestione della cosa pubblica, rimangono aggrappati alla loro funzione (poltrona, si capisce meglio?), con l’arroganza di chi sta gestendo la sua proprietà privata. Ed invece no, procedendo per assurdo quelle cariche esigono trasparenza, capacità, onore e dignità.
E guarda caso nella maggior parte degli scandali (tranne quelli napoletani dove la causa è solo l’inbaronimento dei soggetti in questione) ci sono sempre di mezzo persone che si vanno poi a nascondere dietro a qualche “tonaca”, professandosi “cristiani cattolici”.
Il caso Udc, il caso Udeur, le logge calabresi, fanno tutte capo a soggetti (tutti ex demoCRISTIANI riciclati) che parlano spesso in nome e per conto del Vaticano, organismo plurimillenario, che periodicamente diventa la vera serpe nel seno della nazione Italiana (se mai è esistita).

Il servilismo al Vaticano è il loro “nullaosta” per continuare imperterriti a saccheggiare l’Italia con vere e proprie scorribande.

Ma che fine fanno i soldi assegnati ai “dipendenti del vaticano” spesso eletti in circoscrizioni meridionali dove l’ignoranza e l’indigenza  hanno percentuali da terzo mondo? Soldi che dovrebbero ridurre il Gap tra meridione e resto del mondo, soldi che dovrebbero portare servizi pubblici, infrastrutture per le aziende, creare occupazione, creare reddito, scambi, finiscono nelle tasche di questi farabutti sponsorizzati dalla Chiesa.

Ma voglio procedere anche per assurdo e cominciarmi a fare qualche domanda:

  1. Se io fossi un ente che manipola la volontà e le coscienze, e fossi così radicato sul territorio da poter sussurrare in uno orecchio a persone ben disposte il nome di un candidato, lo farei?
  2. E se io avessi tale potere, su questa terra di conquista sguinzaglierei 4 o 5 “dipendenti (veri non quelli di Grillo)”?
  3. Un vero affare, perchè i dipendenti si pagano da soli, basta che io chiudo gli occhi sull’immoralità delle loro gesta e li accolgo sotto la tonaca nei momenti di difficoltà.

Ognuno di noi è prima cristiano e poi cattolico. Ma se devo associare Mastella e Cuffaro alla mia fede, significa che Dio e Cristo sono altrove.

VOGLIO UN C-DAY !!!! (cristo day)

Dal Blog di Grillo

la_soluzione_finale.jpg

Mastella è indagato per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, concorso in truffa nell’ambito di finanziamenti europei e nazionali da De Magistris. Appena lo sa ne chiede il trasferimento. Non ci riesce. De Magistris diventa l’indagato. Qualcuno fa uscire notizie riservate dalla Procura di Catanzaro. De Magistris riceve una busta con delle pallottole. Va avanti lo stesso. Mastella minaccia di mandare a casa Prodi a primavera. L’inchiesta è subito tolta a De Magistris. E’ finita qui?
Si, è finita, ma per il centro sinistra. E’ morto, defunto. Nessun partito ha chiesto le dimissioni di Mastella. Vergogna. In un Paese normale Mastella sarebbe a Ceppaloni a raccogliere pomodori. E Prodi, anche lui indagato? E’ sereno. Il giudice non c’è più e oggi, insieme al compare Mastella, è a Napoli per ricevere il Papa.

Marco Travaglio mi ha inviato una lettera sulla soluzione finale.

Caro Beppe,
due settimane fa, ad Annozero, avevo evocato Licio Gelli e il Piano di rinascita della P2 e me ne hanno dette di tutti i colori. In realtà, ero stato troppo ottimista. Ormai siamo oltre Gelli, oltre la P2. Siamo al golpe politico-giudiziario.
Per una volta, inseguire gli aspetti tecnico-giuridici della decisione del Procuratore generale di Catanzaro di strappare di mano l’inchiesta “Why Not” su Prodi, Mastella & C. al titolare, cioè al pm Luigi De Magistris, è inutile e fuorviante. Meglio andare subito alla sostanza, che è questa: il magistrato che aveva raccolto elementi sufficienti per indagare Mastella per abuso, truffa e finanziamento illecito, cioè riteneva di aver trovato i soldi, non potrà portare a termine la sua indagine, ormai in dirittura d’arrivo. Il fascicolo passerà a un altro magistrato, che impiegherà mesi per studiarsi tutti gli atti. E, se non vorrà fare la fine di De Magistris – attaccato da destra e da sinistra, difeso da nessuno, ispezionato per mesi e mesi, trascinato dinanzi al Csm, proposto per il trasferimento immediato e infine espropriato del suo lavoro – ascolterà l’amorevole consiglio che gli danno il governo e l’opposizione una volta tanto compatte: archiviare tutto, lasciar perdere, voltarsi dall’altra parte.
Checchè se ne dica, questa non è una questione privata fra De Magistris e Mastella. Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. E’ il coronamento del sogno dei vari Gelli, Craxi e Berlusconi di fermare sul nascere le indagini sul potere. Gelli, Craxi e Berlusconi, nella loro ingenuità, pensavano che per farlo occorresse modificare la Costituzione, scrivendoci che la carriera dei pm è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbedire al governo.
Mastella e chi gli sta dietro hanno capito che non occorre cambiare le norme: basta creare le condizioni di fatto perché tutto ciò accada. Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). Anche se la richiesta non sta in piedi, non importa: quando il magistrato arriverà al sodo, salendo di livello dagli amici del ministro al ministro stesso, il ministro sosterrà che il pm lo fa perché ce l’ha con lui. E, col gioco delle tre carte, riuscirà a convincere qualche alto magistrato a scambiare le cause con gli effetti e a scippare l’indagine al pm per “incompatibilità”. Come se fosse il pm ad avercela col ministro, e non il ministro ad avercela col pm. Si chiama “guerra preventiva”, e non l’ha neppure inventata Mastella. L’aveva già teorizzata Mao: “Colpirne uno per educarne cento”. Funziona.” Marco Travaglio

40 milioni per il Crac del Napoli al “Socio” Clemente Mastella

A tre anni di distanza dal collasso finanziario, il curatore fallimentare della «società sportiva calcio Napoli spa» presenta il conto al ministro della Giustizia, già membro – anche se, come lo stesso guardasigilli si affrettò a dire, «solo perché sono un tifoso illustre» – del cda del club partenopeo, all’epoca sommerso dai debiti fino al collo e oltre.Non fosse bastato l’avviso di garanzia recapitato lo scorso febbraio dalla procura di Napoli all’Uomo di Ceppaloni (reato ipotizzato, la bancarotta fraudolenta), nelle stesse settimane il responsabile della curatela – l’avvocato Nicola Rascio – faceva di conto, notificando i numerosi atti di citazione che quantificavano il disavanzo fallimentare, e che costituiscono il primo passo di una battaglia legale in cui l’ultima parola spetterà al tribunale campano. Ma è in buona compagnia, Mastella. Per «racimolare» quei 40 milioni, infatti, sono chiamati in causa anche gli altri consiglieri d’amministrazione del Napoli che non c’è più: dal cda di Salvatore Naldi, a quello di Giorgio Corbelli (all’epoca, presidente della società). Dunque, l’ad Corrado Ferlaino, Dario Baldoni, l’ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, Sandro Ferraro, Paolo Francia, Gerardo Pelosi e l’avvocato Andrea Abbamonte.
Quest’ultimo, tra l’altro, assessore alle Risorse umane e ai Rapporti con le autonomie locali e i piccoli comuni della Regione Campania nella seconda giunta Bassolino, nonché capolista dell’Udeur alle elezioni amministrative del maggio 2006. «Responsabili – si legge nelle 42 pagine dell’atto di citazione – della malaccorta e inadeguata gestione imprenditoriale degli ultimi anni, sempre connotata da approssimazione, gravi errori e assenza di progettualità, irresponsabile e infruttuosa dissipazione di risorse».
Insomma lo stile e la classe non sono acqua, e sono riconoscibili in tutti i contesti ed in tutti i settori, non solo la politica!

Rosa Russo Iervolino e le scuse Americane

1. Rosa Russo Iervolino e le scuse Americane
(News/Napoli Politica)

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Napoliaffari, che è uno dei pochi strumenti di comunicazione che non ha ricevuto un Euro in  finanziamenti dalle istituzioni, nonostante sia tra i portali Napoletani più visitati, vuole essere uno strumento libero di informazione, non anarchico, si badi bene, anzi, uno strumento per chiedere quella che un giorno si chiamava “la normalità”, e che i nostri politici Campani sembrano aver perso di vista. Napoliaffari, non fa parte di nessun schieramento politico, anzi è APOLITICO, nel senso che se ne sta fuori, ma pretende dalla politica LE CAPACITA’,  ed altre virtu che certamente in questo momento sembrano latitare dal panorama politico Italiano.

Così quando Rosa Russo Iervolino afferma : “L’allarme dell’ambasciata americana sui rischi per la salute a Napoli a causa dei rifiuti “è inopportuno e intempestivo perché interviene quando l’emergenza rifiuti è ormai alle spalle. La città è pulita e i cumuli di rifiuti non ci sono più”.

  • Mi vengono i brividi perchè non è vero,almeno non lo è  per la periferia e l’hinterland, dove i cumuli di immondizie sono stati raccolti ben più tardi rispetto al centro di Napoli, rimanendo per giorni sotto il sole.
  • E poi, mi fa pensare che i nostri politici sono molto lontani dal significato che in altri paesi ha la parola “CITTADINO”, cosi noi mentre tutti i Tg del mondo (persino quelli Cinesi), parlano di disastro rifiuti, Il sindaco chiede le scuse ufficiali Americane, per l’avviso dell’Ambasciatore USA ai cittadini americani in Viaggio a Napoli.

 A me piacerebbe che le nostre istituzioni avessero la stessa cura per noi cittadini Napoletani e Campani, ma si sa non è così. Secondo questa logica emerge che dal “CAOS RIFIUTI” sarà l’ambasciatore americano a dovere delle scuse, non certo il Sindaco ed il Governatore ai CITTADINI Campani e Napoletani ed a tutti i cittadini del mondo che hanno a cuore le bellezze storiche e  naturali della Campania.

E l’assessore all’Ambiente, Gennaro Nasti, (un  Verde tra l’altro) spiega che “tanto l’Osservatorio epidemiologico cittadino che quello regionale della Azienda Sanitaria Locale Napoli 1, che hanno puntualmente eseguito tutti gli interventi di sanificazione del territorio ed hanno effettuato un attento monitoraggio in stretto contatto con le strutture sanitarie regionali, hanno ufficialmente escluso l’incidenza della emergenza rifiuti sulle normali patologie registrate nel territorio cittadino”, vale a dire non c’è stato nemmeno un caso di colera. 

Insomma la linea generale della Giunta è “Quisquiglie”, ma a questa giunta va ricordato il primato della Campania nei decessi per cancro,  dovuto proprio al minimizzare degli amministratori.

Ultima annotazione:

“Sia la Iervolino che il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, ammettono comunque che gli incendi dei cassonetti sono stati un problema, “ma li abbiamo circoscritti e, anche se non salubri, non hanno mai costituito un pericolo diretto per turisti e cittadini: in caso contrario avremmo preso provvedimenti”.”

Perchè volete dire che potevate prendere dei provvedimenti e non lo avete fatto?

feliceiovino

(tengo famiglia)

Cosa sarebbe Cristo se fosse nato negli anni 60-70?

Procediamo per assurdo e pensiamo che “il Messia”, il figlio di Dio, non fosse nato 2007 anni fa, ma tra gli anni 60 e 70, vogliamo fare in Italia? Facciamo a Napoli. Certo e’ un po difficile immaginare un Cristo contemporaneo, lo farei nascere nel 1963, boom industriale, da famiglia proletaria, padre falegname (pensionato alfa sud :)), quartieri popolari (grotta), e lo stesso modo, la stessa etica di vedere il mondo, la stessa coerenza (e’ morto in croce per coerenza). Cosa penserebbe della camorra? Accetterebbe di conviverci, accetterebbe i suoi compromessi? Accetterebbe di farsi raccomandare per lavorare per sopravvivere? Cosa penserebbe dei politici, cosa penserebbe del voto di scambio, cosa penserebbe della corruzione dilagante, e soprattuto dell’intolleranza , (era lui che diceva che siamo tutti uguali?)

Sarebbe un disoccupato, che se gli e’ andata bene forse fa il precario, se la camorra non lo ha gia’ ammazzato.

E’ piu’ difficile essere Cristo oggi, comunque vada morirebbe lo stesso.

feliceiovino

“Partecipo decido e scelgo”, il nuovo slogan del Partito Democratico.

“Partecipo decido e scelgo”, 

non e’ uno scherzo, e’ davvero lo slogan del Nascente Partito Democratico. Suona un po come, “No alla Guerra senza se e senza ma” (poi abbiamo finanziato tutte le missioni di guerra possibili), com’era quello sui Pacs? non me lo ricordo, poi c’era quello sui precari, le pensioni, quello sulla normalizzazione del sistema televisivo, quello sulla certezza della pena, quello sulle leggi ad personam di berlusconi, quello sul potere di acquisto dei salari.

La pecora nera

Sono la pecora nera,
ricordatemi per questo, scrivetelo a caratteri cubitali sulla mia tomba, forse un giorno avrà un valore inestimabile, mi ripagherà dei danni subiti nel vivere il mio tempo, qui, in Italia, nel Meridione, a Napoli.

Sono la pecora nera,
quella che non ha capito la direzione del gregge e sta andando inesorabilmente dall’altra parte, convinto che quella è la strada da percorrere. Solo che sto camminando in salita, sto superando ostacoli, pericoli, e forse sto urtando anche la suscettibilità di tutti quelli che incontro che vanno nel senso opposto.

Sono la pecora nera,
cosi li vedo passare, anzi no sfrecciare, collusi, corrotti, quelli che hanno scambiato il loro voto con posizioni di privilegio, e vanno via impettiti ed orgogliosi, non perseguiti anzi protetti, da questo Stato, in ostaggio di questi vermi.

Corruzione e collusione dilagante ed arrogante, e chi sta fermo lo fa solo per ricattare, e con gli altri ottenere privilegi privati derivanti da denaro pubblico, che volenti o nolenti, una volta finito sul tuo conto corrente ti da sempre ragione, anche quando hai torto marcio.

Io sono la pecora nera, feliceiovino